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Copertina

Il racconto della taiga

Concept

Il brano esplora i cicli inesorabili del potere, dell'idealismo e dell'ignavia, utilizzando l'ecologia della foresta boreale come uno spietato specchio delle dinamiche storiche e sociali (in particolare l'ascesa dei totalitarismi in Europa tra il 1918 e il 1945). Tutto poggia sul ciclo di successione forestale governato da tre specie: - La Betulla (L'Utopia): Specie pioniera che colonizza rapidamente le macerie dopo un incendio. Le sue fronde rade lasciano filtrare la luce, favorendo un florido sottobosco; incarna l'avanguardia democratica che nutre il proprio nemico. - L'Abete Rosso (Il Tiranno): Specie sciafila che germoglia all'ombra protettiva della betulla. Cresce silente finché non la supera in altezza, allargando una chioma densa che blocca la luce e condanna la betulla all'asfissia, instaurando un regime di oscurità. - Il Pino Silvestre (L'Ignavo): Evita la competizione e si isola in torbiere acide e asfittiche. Qui arresta la sua crescita divenendo rachitico, ma sviluppa una scorza ignifuga per sopravvivere ai roghi futuri, rappresentando il cinismo individualista di chi rifiuta la responsabilità civile.

Testo

Il grande fuoco è giunto, l'impero ormai crollato, il bosco millenario è cenere su prato. La terra si risveglia sprovvista d'un padrone; la luce la pervade con fiera ribellione. I dogmi del passato, le vecchie gerarchie, consegnano quel suolo a fresche fantasie. E in questo nuovo inizio di libero fermento, fan strada i primi semi che arrivano col vento S'innalza la betulla con abiti d'argento, crescendo senza sosta, sfidando ogni tormento. Offrendo la tutela di chiome assai leggiadre accoglie tutto il bosco qual premurosa madre: lei lascia che la luce s'infiltri nella fronda e l'utopia che sogna nel bosco si diffonda. In questa breve fase di pace ed indulgenza fiorisce un sottobosco in precaria coesistenza. Protetto da penombra, in quel clima ideale, l'abete rosso attende, silente e micidiale. Con l'indole paziente di chi può aspettare, più su della tutrice s'innalza per regnare. E quando la canopia sovrasta la betulla, aduggia il sottostante e l'utopia s'annulla, un manto scuro e freddo si stende sulla selva spazzando via la vita. Spietata, cupa belva. Non muta mai la lotta naturale: per l'ignavo che volontà reprime s'infrange l'ideale liberale sotto la nera coltre del regime. La ruota del potere è un dio feroce, che polverizza i sogni dell'esordio: l'assolutismo impone la sua voce e spegne la scintilla nel precordio. Più in là nella palude, sull'acida torbiera, Il pino si ritira, sfuggendo alla bufera. Con assoluta inerzia rinuncia alla contesa e fa della corteccia ignifuga difesa. Ripudia la grandezza piegandosi al timore: il proprio rachitismo rispecchia il suo valore. S'immola all'egoismo pur di non arrischiare e nano nella torba si lascia soffocare. Non muta mai la lotta naturale: per l'ignavo che volontà reprime s'infrange l'ideale liberale sotto la nera coltre del regime. La ruota del potere è un dio feroce, che polverizza i sogni dell'esordio: l'assolutismo impone la sua voce e spegne la scintilla nel precordio.