Concept
Una struggente allegoria in cui la Terra si rivolge all'Umanità come una madre al proprio figlio. Il brano ripercorre le tappe dell'evoluzione umana: dalla scoperta del fuoco all'arroganza dell'era industriale, paragonata all'irruenza di un adolescente, fino all'inevitabile distacco verso lo spazio. La distruzione del pianeta viene perdonata in un atto d'amore supremo, compresa come il doloroso ma necessario prezzo affinché l'uomo imparasse a camminare da solo.
Testo
Figlio mio,
le mie lacrime in rivoli amari
su pendii martoriati
scorrono, liberando millenari
ricordi congelati,
mentre la mia pelle
brucia.
Ho ascoltato le tue prime parole,
guardato i tuoi primi passi.
Ti ho visto tremare al calar del sole,
mentre sfregavi quei sassi
e accendevi i tuoi primi barlumi
per scacciare il terrore.
Poi hai ridotto le mie ossa in frantumi
per plasmarle col calore.
Hai nutrito le tue grosse fornaci
col sangue che m’hai tolto
e cercato riparo tra le braci
del grembo che ti ha accolto.
Ora sei un adolescente in amore,
arrogante ed invitto,
che si scontra col proprio genitore,
ma so che il conflitto
è il caro prezzo per l'indipendenza
di ogni figlio che cresce,
e con baldanza ed impazienza
lascia la culla ed esce.
Farai i tuoi errori prima di volare:
sei un fanciullo impulsivo,
col giocattolo nuovo da smontare
in un atto distruttivo.
Imparerai a capire la natura
con calcolo esatto.
Se alla fine applicherai una sutura,
stringeremo un nuovo patto.
E quando ti volterai dall'infinito
verso la tua vecchia madre,
vedrai un volto azzurro, stanco e sbiadito,
senza più vesti leggiadre.
Lì il tuo orgoglio
si farà silenzio.
Io ti perdono,
figlio mio:
per quando hai rovinato in bicicletta
tutti i fiori del giardino;
per quando hai scordato nella fretta
aperto il lavandino;
per quei coriandoli colorati
nell'acqua della piscina;
per gli inchiostri indelebili versati
sul tavolo in cucina;
per esserti picchiato nel cortile
al primo giorno a scuola;
per i sassi lanciati dal pontile
con il pianto in gola.
Io ti perdono, figliolo,
perché dovevi spezzarmi il cuore
per imparare a camminare solo.